Elly Schlein da qualche settimana gira come una trottola. Maurizio Landini sta battendo lo Stivale in lungo e il largo, e venerdì lancerà l’ultimo appello al voto da piazza Testaccio. Dove – agenda permettendo – potrebbe esserci anche la segretaria del Pd. E forse i leader di Avs. Restano quattro giorni per convincere la metà più uno degli aventi diritto a mettersi in coda ai seggi per votare ai referendum su cittadinanza e lavoro di domenica e lunedì prossimi. Ma complici il clima quasi estivo, gli appelli all’astensione del centrodestra e il livello piuttosto tecnico di alcuni dei cinque quesiti, scavallare il quorum non sarà facile. Così i leader del centrosinistra si mobilitano per il rush finale. Chi più, chi meno.
Chi ci crede di più è la timoniera del Nazareno. Che sul voto per smontare parte del Jobs Act e dimezzare (da 10 a 5 anni) i tempi di residenza necessari per l’ottenimento della cittadinanza ha investito molto, politicamente. Schlein ha schierato il Pd per 5 «Sì», in totale allineamento alla linea della Cgil. Nonostante i dubbi e i mal di pancia di un pezzo del partito, quella minoranza riformista i cui esponenti approvarono il Jobs act in Parlamento, nel 2015. Molti dei quali infatti hanno annunciato che barreranno il «Sì» solo su 2 delle 5 schede, quelle relative a cittadinanza e appalti. Tra loro big come Filippo Sensi, Lorenzo Guerini, Marianna Madia, Pina Picierno, Lia Quartapelle e Giorgio Gori.I mal di pancia La segretaria però tira dritto: «Voteremo convintamente 5 sì e saremo tanti», ha ripetuto ieri dalla Città dell’altra economia, teatro di un evento per promuovere il quesito sulla cittadinanza (erano presenti anche Carlo Calenda, Angelo Bonelli e Riccardo Magi). Poi attacca: «Meloni teme il raggiungimento del quorum e ha deciso di scappare». Punta a dare un segnale al governo, l’inquilina del Nazareno. Portando alle urne almeno 12,5 milioni di elettori, cioè più di quanti scelsero il centrodestra alle ultime Politiche. Motivo per cui si sta spendendo in prima persona per accrescere la partecipazione. Ieri a Roma, due giorni fa a Nettuno, sabato a Firenze, qualche settimana fa a Perugia. Una battaglia in cui la segue Avs, con Bonelli e Fratoianni altrettanto determinati per il successo di tutti e cinque i referendum.Più defilato Giuseppe Conte, anche se oggi a Bari (con Schlein, Michele Emiliano Fratoianni e il segretario della Cgil Landini) ci sarà la numero due del M5S Chiara Appendino. Al momento in casa Cinquestelle non sono in agenda altri palchi in comune con Pd e Avs da qui al weekend, ma i contatti sono continui e non si esclude di poter mettere in piedi qualcosa. I pentastellati si sono espressi per abrogare 4 delle 5 norme oggetto della consultazione. Mentre sulla cittadinanza Conte ha scelto di lasciare libertà di voto. Anche se lui ha fatto sapere che barrerà il «Sì».I distinguo Anche gli alfieri del centro riformista, Matteo Renzi e Carlo Calenda, saranno alle urne. Ma con distinguo e sfumature diverse. Entrambi diranno «Sì» alla corsia più veloce per la cittadinanza. Ma il primo ha fatto sapere che dirà no ai quesiti sul Jobs Act, ossia il primo e il terzo (relativi ai licenziamenti illegittimi e all’obbligo di causali nei contratti a termine), mentre lascerà libertà di voto sugli altri due. Il leader di Azione, invece, si è espresso per quattro voti contrari. Ancora diversa la posizione di +Europa. Che punta su due «Sì» (cittadinanza e sicurezza sul lavoro) e tre «No».E il centrodestra? Al netto della posizione della premier (che andrà alle urne ma non ritirerà le schede), dentro FdI, Lega e FI l’astensione va per la maggiore. Fa eccezione Noi Moderati, con Maurizio Lupi che non diserterà il voto ma si esprimerà per 5 «No».








