«Siamo pronti», dice Elly Schlein, con lo spirito un po’ guascone che viene a chi le spara grosse. D’altra parte oggi si saprà che vento tira nei 117 Comuni (tra i quali Genova, Ravenna, Taranto e Matera) che sono andati al voto, la segretaria del Pd si è limitata a premere il pedale della propaganda. Perché poi tra il dire ed il fare c’è di mezzo Giuseppe Conte. L’ex Presidente del Consiglio è convinto di avere in mano il poker d’assi per andare a vedere il «buio» della sua dirimpettaia: l’idea di misurarsi in primarie di coalizione nell’autunno del 2026 sta crescendo. Anche due azionisti di peso della holding campo largo, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, consigliano la numero uno del Nazareno di accettare i gazebo, «magari ci candidiamo tutti». Insomma l’unico modo per dirimere la contesa che dura da più di anno: l’inseguimento tra Pd e M5S. Con il leader pentastellato che cerca su ogni tema di dare la linea ai partner. Il suo «capolavoro» è stato sul «pacifismo» e contro il riarmo europeo: i dem alla fine non hanno potuto che accodarsi. Sui cinque referendum dell’8 e 9 giugno, l’avvocato di Volturara Appula ha lasciato volentieri il passo ad Elly Schlein e al segretario della Cgil Maurizio Landini. Una cautela in più in caso di batosta, «non mi venite a cercare». I cinque quesiti sono il «save the date» di Elly, l’occasione giusta per cambiare la faccia del Pd: basta con il renzismo, basta con il centrosinistra, questa sarà una casa fieramente di sinistra. Un messaggio interno alla minoranza ed uno ai partner: «stiamo arrivando».