di Claudio Carli
Le code nei pronto soccorso, le attese interminabili per una visita specialistica, le liste d’attesa che si allungano a dismisura: è l’emergenza sanitaria che ogni giorno milioni di italiani si trovano ad affrontare. Un problema cronico, che sembra senza via d’uscita, e che invece potrebbe essere risolto con una misura semplice ma rivoluzionaria: obbligare il privato a farsi carico di parte del carico del pubblico, finché permangono le liste d’attesa.
Il nodo da sciogliere: pubblico sovraccarico, privato sottoutilizzato
Il sistema sanitario italiano è diviso in due mondi paralleli: da un lato il pubblico, gratuito ma spesso al collasso, dall’altro il privato, efficiente ma accessibile solo a chi può permetterselo. Eppure, gran parte delle strutture private convenzionate opera grazie a fondi pubblici, senza però contribuire alla riduzione delle liste d’attesa. Una contraddizione che potrebbe essere superata con un meccanismo virtuoso: se il Cup, di fronte a una lista d’attesa troppo lunga, potesse dirottare il paziente verso una struttura privata, facendogli pagare solo il ticket, si alleggerirebbero immediatamente le code nel pubblico.
Come funzionerebbe il sistema







