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Ultimo aggiornamento: 7:40

di Giuseppe Pignataro

Non serve più chiedere ‘quanto guadagni’. Basta chiedere: ‘quanto puoi aspettare?’. Nel nostro Paese la disuguaglianza ha assunto una forma nuova e quasi elegante: è una disuguaglianza di tempo. Tempo per una visita, per un esame, per un referto. Tempo che, quando manca, si trasforma in rinuncia. E quando la rinuncia diventa un’abitudine statistica, un diritto costituzionale smette di essere un diritto: diventa una speranza.

Nel 2024, secondo l’Istat, ha rinunciato a visite o accertamenti ‘pur avendone bisogno’ il 9,9% della popolazione: circa 5,8 milioni di persone. Un anno prima erano il 7,6% (circa 4,5 milioni). La crescita non è un dettaglio: è un cambio di regime. Le cause raccontano la gerarchia del sistema: il 6,8% dichiara di aver rinunciato per liste d’attesa (era 4,5% nel 2023); il 5,3% per motivi economici (era 4,2%); l’1,3% per la scomodità di raggiungere i servizi (era 1,0%).