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Ultimo aggiornamento: 7:57
Il tema delle liste di attesa si è imposto nei media e nel dibattito politico come il problema fondamentale del Ssn, a volte per provarne la non sostenibilità. Ritengo che il dibattito sia poco informato e spesso fuorviante. Vediamo perché.
La normativa prevede che le prescrizioni di visite ed esami strumentali siano classificate in quattro categorie: urgente (U), breve (B), differibile (D) e Programmabile (P). Gran parte della discussione si concentra sulla categoria D, perché il Ssn risponde relativamente bene alle prestazioni urgenti o che devono essere erogate in tempi brevi. Appartengono a queste classi tutti i casi in cui la condizione è potenzialmente seria e tempo-dipendente: intervenire con rapidità fa la differenza. Certo, non mancano eccezioni ma il Ssn, giustamente, dà priorità ai pazienti classificati in queste due categorie.
La categoria P riguarda principalmente pazienti già presi in carico per cui si programmano esami strumentali e di controllo. Qui in alcune realtà le situazioni possono essere più critiche perché il tema è la presa in carico. Si tratta di pazienti che necessitano di essere sistematicamente seguiti nel tempo e a volte i modelli di presa in carico non funzionano, banalmente perché dopo una visita al paziente non vengono prenotate le prestazioni successive, che devono avvenire entro 180 giorni.






