Un quarantenne di Roma racconta la sua storia di caduta e rinascita: da una vita già programmata all’esaurimento nervoso, per poi risalire la china grazie a una scelta

di Veronica Mazza

«Sono nato in una famiglia di avvocati, per i miei genitori era normale e quasi scontato che seguissi le loro orme. E io ci ho provato con tutte le mie forze, ma ho avuto un esaurimento nervoso a un passo dalla laurea».La storia di rinascita di questa settimana la firma Luca A., un uomo che ora ha 40 anni e possiede un vivaio alle porte di Roma. «Quell’ostacolo si è trasformato in un’opportunità, per scoprire la mia passione e trasformarla nel mio lavoro attuale, quello di vivaista. Prendermi cura delle piante mi ha permesso di prendere contatto con chi ero e cosa volevo, regalandomi una vita in linea con i miei bisogni».

Una famiglia che aveva già tracciato la sua strada

«Che da grande avrei fatto l’avvocato era un’idea che aleggiava nella mia vita fin da quando piccolo o perfino prima che nascessi. Sono il figlio di due avvocati, soci dello stesso studio legale, e anche loro hanno ereditato la professione, dai miei nonni. Il mio era una sorta di destino già scritto, visto che per i miei parenti questo non è solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Me lo sono sentito ripetere fin da quando ero adolescente che ero “il figlio che avrebbe portato avanti questa tradizione familiare” e, visto che volevo sentirmi all’altezza di questa investitura, ci ho creduto. Ho provato a crederci. Quando è finito il liceo, mentre i miei amici erano indecisi sul loro futuro, io mi sono iscritto quasi senza pensare a Giurisprudenza. Avevo imparato a ragionare come loro, a credere che quella fosse la strada migliore per me, senza rendermi conto che quelli erano i loro sogni e non i miei. Anche perché non mi ero mai posto il problema se mi piacesse veramente o no fare l’avvocato… semplicemente, non avevo preso in considerazione nessuna alternativa. Farlo sarebbe suonato come un tradimento, un dolore che volevo dare ai miei genitori».