Tra il 1788 e il 1795 tre ragazzi studiano insieme nel seminario teologico di Tübingen. Il più giovane è Schelling, nato nel 1775 e che già alla fine del secolo sarebbe stato una celebrità filosofica per poi avviarsi a un lungo tramonto, sino alla morte, nel 1854. Gli altri due sono del 1770. Uno è Friedrich Hölderlin, che fiorirà poeticamente nello stesso periodo della fioritura filosofica di Schelling, per sprofondare, intorno al 1805, nella follia, e poi in una placida demenza sino alla morte, nel 1843. Il terzo, di gran lunga meno promettente sulle prime, è Hegel, che per un po’ cresce all’ombra di Schelling, ma che nel 1807 occupa la scena filosofica per non lasciarla più, sino alla morte, nel 1831. Poco più di vent’anni di ribalta, che però hanno segnato la filosofia molto più di quanto non fosse avvenuto per Schelling, il quale, chiamato negli anni Quaranta a Berlino a occupare il posto di Hegel (i cui seguaci avevano preso degli atteggiamenti rivoluzionari invisi al governo prussiano), non fece che incrementare il vuoto che aveva lasciato il suo predecessore.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel: la lezione di Maurizio Ferraris | Le lezioni del Corriere
Nel cuore della Germania romantica, Hegel trasforma la filosofia idealista facendo dello spirito un processo storico, della realtà un divenire, e della dialettica il motore della conoscenza e della storia






