Paolo Becchi cammina nei corridoi della Humboldt-Universität di Berlino, il filosofo genovese è alla ricerca di un oggetto davvero speciale: la scrivania di Georg Wilhelm Friedrich Hegel.
Dieci lunghi anni sono passati da quando il prof ha iniziato a sperare di poter vedere con i propri occhi la scrivania su cui Hegel ha scritto alcune delle sue opere più significative. Per Becchi, quella scrivania è molto più di un semplice oggetto; è un simbolo tangibile del pensiero di uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi.
Era il 2015, quando Becchi si trovava di fronte a una porta chiusa nella facoltà di filosofia della Humboldt. La scrivania era proprio dietro quella porta. Tuttavia, un dipendente dell’università all’epoca gli aveva negato l’accesso: “Mi dispiace, ma non può entrare”. Ma ora, esattamente dieci anni dopo, in un mercoledì piovoso di luglio, Becchi ottiene finalmente un appuntamento.
La storia della scrivania di Hegel
Il filosofo si accarezza pensieroso la lunga barba bianca e scruta la stanza 3037. Non ricorda se sia la stessa di dieci anni fa. Qui si trova l’ufficio della professoressa Rahel Jaeggi, docente di filosofia pratica e filosofia del diritto e della società, lo stesso ambito di competenza di Becchi. La porta è spalancata, ma Jaeggi non è presente. Un incontro con lei sarebbe stato sicuramente interessante, ma al suo posto una collaboratrice accoglie Becchi con cordialità e lo conduce verso il “tesoro filosofico”.







