Quando una tregua è annunciata, smentita, promessa, lasciata intendere e poi rinviata, qualcosa di concreto deve bollire in pentola. Un paio di mesi di calma possono far comodo non solo alle nostre coscienze scioccate dalle immagini di Gaza. Servirebbe anche a Bibi Netanyahu e al suo governo di estremisti: i riflettori del mondo guarderebbero altrove. E converrebbero anche ad Hamas per riorganizzarsi.
Ma se il soggetto sono i due milioni di civili palestinesi di Gaza intrappolati fra Hamas e Israele, le loro condizioni, tregua o no, non cambierebbero molto.









