Uno spiraglio, per quanto flebile, sembra essersi aperto per una tregua a Gaza.
Israele ha accettato di andare avanti con l'ultima proposta avanzata dall'inviato americano Steve Witkoff, mentre Hamas la starebbe ancora esaminando "con senso di responsabilità", pur avendo fatto trapelare la propria "delusione" ritenendo il piano sbilanciato a favore dello Stato ebraico. La tv saudita Al Arabiya ha acceso le speranze affermando che anche la fazione palestinese aveva accettato il piano, ma la notizia è stata poi smentita sia da fonti israeliane che da Hamas. Anche la Casa Bianca ha confermato che solo Israele ha "appoggiato" il piano proposto dagli Usa. La possibile svolta è arrivata durante un incontro tra Benyamin Netanyahu e i suoi ministri, nonostante l'opposizione dei suoi alleati più oltranzisti. E poi da lui stesso annunciata alle famiglie degli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia, che nei giorni scorsi avevano condannato l'altalena di annunci e smentite del primo ministro sulla pelle dei loro cari.
In particolare, la bozza messa a punto da Witkoff, e sottoposta mercoledì al vaglio del presidente Donald Trump prima di essere inviata alle parti, prevede una tregua di 60 giorni, il rilascio di 10 ostaggi ancora vivi (5 il primo giorno, altri 5 dopo una settimana) e la riconsegna di 18 corpi (9 il primo giorno e 9 dopo). In cambio, Israele rilascerà 125 detenuti palestinesi condannati all'ergastolo per terrorismo, 1.111 cittadini di Gaza detenuti dall'inizio della guerra e 180 corpi di palestinesi attualmente trattenuti dalle autorità israeliane.













