«Da un punto di vista pratico e diplomatico non dobbiamo arrivare a una situazione di carestia», diceva Bibi Netanyahu, rivolgendosi soprattutto agli orribili alleati di governo, dai quali dipende la sua sopravvivenza politica. Non perché oltre due milioni di palestinesi sono da 80 giorni senza cibo, acqua e medicinali; non perché ciò che sta accadendo a Gaza è un sempre più evidente crimine di guerra. No. È per convenienza e astuzia.
Bezelel Smotrich, uno di quegli alleati imbarazzanti, qualche tempo fa aveva sostenuto che «dovranno passare sul mio cadavere prima che un granello di aiuti entri a Gaza».











