Dopo tanto digiuno, arrivò l’abbuffata. Scherziamo, ma non troppo dopo due settimane di Giro, con gli italiani a fare sempre da contorno, alla sedicesima tappa (Piazzola Sul Brenta- San Valentino), 203 chilometri su e giù tra Veneto e Trentino, sul podio ne piazziamo addirittura tre.
Una tripletta da cineteca che secondo i cultori di statistica non capitava da nove anni.
Ma la meraviglia di questo finale, quasi un compendio del ciclismo più bello, è quando i due fuggitivi, Lorenzo Fortunato e Christian Scaroni, arrivano fianco a fianco, quasi abbracciati, al traguardo. Un traguardo che si trasforma in qualcosa di più di una semplice vittoria. Diventa un sentimento di amicizia, lucidato dalla fatica comune, rara da vedersi al termine di una tappa così combattuta.
“Ho lasciato il primo posto a Christian perchè lo meritava” racconta Lorenzo Fortunato. “Io sto bene così, con la mia maglia da scalatore che spero di portare fino a Roma. Christian ne ha passate tante, questo vittoria lo ripagherà di tante amarezze”.
In un mondo dominato dall’apparenza e dal facile cinismo, questo legame tra due ragazzi che corrono per la stessa squadra -l’Astana- sembra quasi rubata da un ciclismo d’altre tempi, una pagina da libro Cuore rispolverata da qualche polverosa soffitta. Invece rimbalza in diretta televisiva mentre si registrano, dopo la bagarre, i nuovi ribaltoni della classifica. Il primo vero terremoto di questo Giro d’Italia che non ha un vero dominatore, come l’anno scorso Pogacar, ma proprio per questo è più emozionante, più aperto ai colpi di scena.












