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Da circa quindici anni l’Iran è il paese in cui è più rischioso in assoluto fare film. Dal 2009 infatti il regime persegue i registi che non rispettano le numerose regole imposte dalla censura nazionale. In questi anni il cinema iraniano clandestino è diventato uno tra i più vitali e premiati del mondo, anche se ai suoi registi più apprezzati è spesso vietato lasciare il paese, in alcuni casi gli viene vietato girare film, e comunque questi non vengono distribuiti in patria. In queste difficili condizioni è nata una nuova corrente di film che hanno fatto il giro del mondo.

Quest’anno a Cannes sono in concorso due registi iraniani. Uno è il più importante dei nostri anni, simbolo stesso della resistenza, definito da Hollywood Reporter “il regista dissidente più acclamato del mondo”, Jafar Panahi. L’altro si è affermato più di recente ma è stato anche lui perseguitato e punito dal regime: Saeed Roustaee. Entrambi hanno realizzato film considerati capolavori in condizioni e con difficoltà impensabili per qualsiasi altro regista, rischiando la propria libertà e incolumità. I film che hanno portato quest’anno a Cannes non fanno eccezione e sono considerati tra i migliori in concorso.