Un mese fa, alla vigilia della 79 edizione del festival di Cannes, dove è tornato in concorso con Histoires parallèles, e all’indomani degli attacchi americani e israeliani in Iran Asghar Farhadi aveva lanciato un «invito artisti e registi di tutto il mondo a farsi portavoce, in questi giorni e ore critiche, in ogni modo possibile, per fermare l'aggressione che ha distrutto sempre più infrastrutture civili». Venerdì, la voce del regista iraniano che da tre anni non vive più nel suo paese, è risultata ancora più ferma. Farhadi, due volte incorato con l’Oscar (per Una separazione e Il cliente), ha raccontato di essere stato a Teheran pochi giorni fa, e di portare ancora il peso «le cicatrici» di ciò che ha visto. «Sono accaduti due eventi estremamente dolorosi negli ultimi mesi, mentre lavoravo alla post-produzione del film. Uno di questi è stata la morte di numerose persone innocenti, bambini e membri della popolazione civile uccisi nella guerra. Prima ancora del conflitto, abbiamo assistito alla morte di manifestanti scesi in strada per protestare, persone altrettanto innocenti che sono state massacrate. Questi due eventi non saranno dimenticati».
Il regista ha fatto riferimento anche alle vittime israeliane della rappresaglia iraniana con attacchi missilistici e con droni, esprimendo solidarietà alle vittime. «Essere indignati, esprimere la propria indignazione di fronte alla morte di vittime, civili, persone innocenti decedute a causa dei bombardamenti, non significa essere a favore dell'esecuzione e della morte dei manifestanti. Allo stesso modo, provare empatia per le persone uccise, colpite durante le manifestazioni, non significa non poter provare empatia per coloro che sono morti a causa dei bombardamenti». Dolore e empatia, ha spiegato, non c'entrano nulla con l'ideologia. «Qualsiasi omicidio è un crimine. In nessun caso posso accettare che un altro essere umano debba perdere la vita, che si tratti di una guerra, di esecuzioni o di massacri di manifestanti. È estremamente crudele e tragico sapere che nel mondo di oggi, nonostante tutti i progressi che dovremmo aver compiuto, ogni mattina ci svegliamo con la notizia di nuovi innocenti uccisi senza alcuna ragione»






