Le plastiche biodegradabili fino a oggi hanno avuto difficoltà nel sostituire il “nylon” tradizionale nel campo dell’abbigliamento e delle attrezzature da pesca, ma grazie a un nuovo poliestere sviluppato presso Korea Research Institute of Chemical Technology (KRICT) qualcosa potrebbe cambiare. Si tratta di un nuovo tipo di polimero poliestere-ammidico (PEA) ad alte prestazioni e potrebbe davvero consentire di abbattere l’inquinamento oceanico.

Il team di ricerca guidato dal professor Hyun-Yeol Jeon e dal professor Hyo-Jeong Kim del Korea Research Institute of Chemical Technology (KRICT), dal ricercatore senior Sung-Bae Park, e dai professori Dong-Yeop Oh della Inha University e Je-Young Park della Sogang University ha compiuto quasi un miracolo, ben spiegato sulla rivista Advanced Materials. Già perché non solo il materiale ha prestazioni analoghe a quello tradizionale, ma può essere prodotto da infrastrutture produttive di poliestere esistenti (con ridotte modifiche). Insomma, potrebbe essere usato per realizzare tessuti, imballaggi alimentari e anche reti da pesca.

La sua principale peculiarità è comunque quella di degradarsi di oltre il 92% in un anno in condizioni marine reali pur mantenendo resistenza e flessibilità tipici del nylon. I relativi test sono stati condotti al largo della costa di Pohang e hanno dimostrato che il nuovo PEA fa meglio delle plastiche biodegradabili esistenti come PLA (0,1% in un anno), PBS (35,9%) e PBAT (21,1%). Si potrebbe superare la soglia del 92% affidandosi a una raccolta ad hoc e successiva operazione di compostaggio in ambiente controllato.