Per la prima volta microbi ingegnerizzati producono una fibra simile al nylon. Una alternativa concreta a quella sintetizzata a partire dal petrolio, con ottime caratteristiche di resistenza e flessibilità.
Il merito è dell’ingegneria genetica e dell’utilizzo di un bioreattore: ceppi di Escherichia coli sono stati capaci di generare 54 grammi di nylon (o poliammide – PEA) per litro di soluzione di coltura, aprendo alla possibilità che la produzione venga sviluppata su ampia scala. Reso noto sulla rivista “Nature Chemical Biology”, il risultato si deve al gruppo di Sang Yup Lee del National Research Laboratory presso il Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST), in Corea del Sud.
In passato i batteri erano stati utilizzati per generare poliesteri, ma le plastiche simili al nylon, forti e flessibili come quelle utilizzate nella produzione di abbigliamento e scarpe, sono difficili da creare. In natura – spiegano gli autori della ricerca – non esistono batteri in grado di produrre enzimi per fabbricare fibre simili a quelle sintetiche oggi in uso e ottenute dal petrolio.
Ecco perché le reazioni a questi esperimenti sono state particolarmente favorevoli. “Il lavoro è bellissimo”, ha commentato su “Nature” Colin Scott, responsabile dell'ingegneria enzimatica di Uluu, un'azienda con sede a Perth, in Australia, che utilizza microbi per produrre poliesteri compostabili dalle alghe. Ogni anno, a livello globale, vengono prodotti circa 400 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e microplastiche non degradabili a base di petrolio e questi mettono in pericolo la fauna selvatica, la salute umana e il pianeta nel suo complesso. “Questo lavoro – ha detto – evidenzia quanto la biologia possa contribuire ad affrontare questa crisi”.







