Non è solo un’idea di business, ma un progetto rivoluzionario per rifondare la manifattura italiana – che è ciò su cui la nostra economia può continuare a crescere. Un progetto che si fonda sullo sviluppo su scala industriale del biomanufacturing – che a regime potrà generare un giro di affari di mille miliardi all’anno, dai 200 attuali. Un futuro possibile se si riescono ad abbassare i costi del «nature co-design», per dirla con Massimo Portincaso, visionario fondatore di Arsenale Bioyard, tornato in Italia dopo una carriera internazionale nella consulenza perché era «arrivato il momento del give back».

Nella sua startup, operativa da inizio 2024, si riprogrammano geneticamente i lieviti per dare vita a qualsiasi molecola a base di carbonio – collagene, insulina, ferrolattina, mioglobina, biosurfattanti, limonene – con applicazioni nell’industria cosmetica, alimentare e del pulito. Così, il processo impiega organismi produttori OGM - oggi i lieviti, domani anche batteri e funghi filamentosi, che hanno la maggior produttività in assoluto - per creare molecole bioidentiche, indistinguibili da quelle naturali.