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In molti momenti di La trama fenicia, il nuovo film di Wes Anderson presentato domenica a Cannes, compaiono oggetti insoliti, fuori moda, d’epoca o anche del tutto inventati. Sono oggetti di scena che servono per pochi secondi, ma in quei pochi secondi attirano un’attenzione anche maggiore di quello che accade tra gli attori. In qualche modo è rappresentativo di una cosa che è cambiata nel cinema di Anderson, che tra gli anni Novanta e gli anni Dieci è stato uno dei registi più amati e originali di Hollywood. Un tempo i dettagli ricercati e l’attenzione all’aspetto estetico erano elementi importanti di film che però poi parlavano d’altro. Oggi sono diventati per molti versi il fulcro stesso dei film.
È un’evoluzione che, peraltro, non ha pagato commercialmente. Nonostante i cast dei suoi film siano sempre più ampi e ricchi di attori famosi – in questo ci sono Benicio del Toro, Michael Cera, Tom Hanks, Bryan Cranston, Riz Ahmed, Jeffrey Wright, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Bill Murray, Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe – gli incassi di Anderson si sono ridotti nel corso degli anni, e anche la considerazione critica non è quella di una volta.
Le proiezioni per la stampa a Cannes sono quelle in cui gli applausi non durano solitamente molti minuti, ma solo per pochi secondi e in modo più spontaneo, e sono a loro modo utili agli stessi giornalisti per farsi un’idea del gradimento del film. Quelli per La trama fenicia a Cannes sono stati pochi, timidi e brevi. E questo nonostante la storia riprenda personaggi e intrecci simili a quelli dei primi film, molto amati, del regista.












