Al Design Museum di Londra, 731 memorabilia che hanno popolato l’immaginario del regista. Li racconta la curatrice della mostra Lucia Savi
di Gabriele Rosana
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La facciata rosa pastello del Grand Budapest Hotel e i distributori automatici di cocktail Martini, latte e zuppe di Asteroid City. E poi le miniature, alcune di appena un centimetro appena, dei cuccioli dell’Isola dei cani o gli affreschi murali carcerari alti fino a tre metri e mezzo, di The French Dispatch... Per i prossimi otto mesi tutto il fantastico, fiabesco mondo di Wes Anderson, con la sua inconfondibile estetica cromatica e simmetrica, è appena arrivato sulla sponda sud del Tamigi per sistemarsi al Design Museum di Londra. In passato varie installazioni hanno ricreato le ambientazioni di grandi film, ma non s’era mai vista una retrospettiva simile, dedicata ai 30 anni di carriera cinematografica del regista texano.
Wes Anderson – The Archives, in collaborazione con la Cinémathèque française di Parigi, appena inaugurata alla presenza del maestro, ripercorre cronologicamente tutte le sue opere: dagli esordi nel 1996 con Un colpo da dilettanti fino a La trama fenicia del 2025. La scelta di portare la mostra nella capitale britannica non è un caso: l’archivio privato di Anderson si trova proprio in Inghilterra, in una località segreta nel Kent. Lì cataloga e custodisce tutti gli elementi dei suoi set. Ed è da lì che arrivano i 731 (stando all’ultimo conteggio) tra grandi e piccoli oggetti di scena, costumi, dipinti, illustrazioni, quaderni di appunti, sceneggiature, storyboard animate e materiali promozionali, che il Design Museum esporrà fino al 26 luglio prossimo.







