Un conclave che ha voluto rispondere "alla domande e alle sfide di oggi".

Il suo essere stato scelto "senza alcun merito", ma con una missione fondata su due dimensioni: "amore e unità". Il non considerarsi "un condottiero solitario" né "un capo posto al di sopra degli altri". E soprattutto, lo sprone ad essere una "Chiesa unita" che sia "fermento per un mondo riconciliato" e sulla via della pace.

Nella sua messa di inizio pontificato, davanti a 200 mila fedeli e a delegazioni civili e religiose da tutto il mondo, Leone XIV mette in chiaro con parole semplici e dirette, ma anche con grande finezza di pensiero, la sua visione e le finalità dell'essere ora successore di Pietro e vescovo di Roma, e in quanto tale pastore universale della Chiesa cattolica. Più volte applaudito dalla folla, all'inizio dell'omelia ricorda la morte di Papa Francesco, e il fatto che i cardinali convenuti da ogni continente per il Conclave si siano prefissi di eleggere "un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, al contempo, di gettare lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi".

"Sono stato scelto senza alcun merito - si schermisce con umiltà - e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell'amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un'unica famiglia". "Amore e unità: queste sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù", e che lui ora deve fare propria. Ricorda che il ministero di Pietro è contrassegnato da un "amore oblativo", perché "la Chiesa di Roma presiede nella carità e la sua vera autorità è la carità di Cristo".