Leone XIV parla in italiano, come si conviene al vescovo di Roma, citando Agostino e Kierkegaard: «Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia». Sarà per questo che, a parte Sergio Mattarella — il presidente padroneggia la lingua ed è un uomo di buone letture —, i grandi della Terra tendono ad avere l’aria un po’ smarrita.