Caro Massimo, dopo una separazione dolorosa ho deciso di riprendere in mano la mia vita disattendendo le aspettative di fallimento pronosticatemi dal mio ex marito: sono diventata una brava manager (prima ero «la moglie di un avvocato») piloto un aereo e gestisco un branco di tre giovani pastori tedeschi (Narcos, Spartan, Brando) che sono un costante richiamo alla vitalità e alla gioia di vivere. Per sei anni ho dedicato tutte le mie energie a riconquistare un’indipendenza economica e mentale, purificandomi dagli strascichi di quello che avevo considerato amore e che invece era solo dipendenza affettiva. Finché la solitudine, scelta e considerata interessante per anni, ha cominciato a farmi male. E alla fine è successo. Inaspettatamente ho conosciuto un medico che si stava prendendo cura della mia spalla martoriata. Mi riempiva di attenzioni e premure. All’inizio diffidente, poi sempre più affascinata da questa presenza a cui non ero più abituata da tanto tempo. Poi però, per uno strano gioco di coincidenze, ho scoperto che aveva una doppia vita fatta di bugie e sotterfugi. Ho troncato ogni forma di comunicazione e contatto. Erano anni che non provavo la gioia di piacere a un uomo ed era bello pensare di aver trovato un compagno di avventura con cui condividere pensieri, momenti, bellezze e tristezze. È durato poco, ma abbastanza per farmi scivolare in un buco nero dove ho ritrovato una fragilità che credevo di aver corazzato: il mio senso di inadeguatezza e la convinzione di non essere mai abbastanza. Perché, nonostante mi sforzi di essere forte e di convincermi che posso fare a meno di amare, in realtà sono così affamata d’amore? Ho il vuoto dentro ma tutti mi dicono che sono radiosa e splendente...