Un affresco ambizioso e potente degli Stati Uniti negli ultimi cinque anni: è quanto ha cercato di fare Ari Aster con “Eddington”, uno dei film più attesi in concorso al Festival di Cannes.

Ambientato nel mese di maggio del 2020, in piena pandemia da COVID-19, “Eddington” racconta uno scontro tra lo sceriffo e il sindaco di una cittadina del New Mexico, che diventa presto metafora degli Stati Uniti d’America.

Aster mette tantissima (troppa?) carne al fuoco per spiegare come la sua nazione sia tornata tra le braccia di Donald Trump, partendo dalle divisioni generate dall’uso delle mascherine durante la pandemia per arrivare alla manipolazione politica attraverso i social network, passando dall’omicidio di George Floyd, da movimenti come il Black Lives Matter e il #MeToo: gli ingredienti sono molteplici per dare vita a una panoramica a tratti indigesta, ma anche capace di stimolare numerose riflessioni e di inglobare nella visione tantissimi spunti che riguardano l’intera società contemporanea.

Il regista a volte si dilunga seguendo sottotrame un po’ pretestuose (in primis quella di una sorta di guru interpretato da Austin Butler), ma allo stesso tempo non perde mai le redini di un prodotto di notevole originalità e che darà adito a numerose interpretazioni.