Metà dei bambini italiani e molti adulti consumano quotidianamente bevande zuccherate, più spesso in lattine. Molti altri consumano bevande dolcificate artificialmente, o con la stevia, o bibite energetiche, anch’esse in lattine. Anche l’acqua è sempre più spesso confezionata in lattine. C’è un aspetto delle bevande industriali che è molto preoccupante: sono contaminate dal Bisfenolo A (BPA) che riveste internamente le lattine. Il BPA è un’elegante molecola con una struttura che mima quella del principale ormone femminile, l’estradiolo. Quindi attiva le stesse funzioni degli ormoni femminili.
Il BPA è il monomero utilizzato per la produzione di policarbonato (la plastica dei normali contenitori duri per alimenti usati in cucina, nonché di bottiglie, piatti, tazze, vassoi, tubi in plastica, anche quelli usati in medicina, e molti giocattoli) e di resine epossidiche, usate per rivestimenti, ad esempio di barche, pavimenti industriali, numerosi oggetti trasparenti, vasche ad uso enologico. BPA è stato riscontrato anche nel vino, in concentrazioni dell’ordine di 0,40 ng/mL; anche i tappi di plastica possono rilasciarne piccole quantità (2).
Nel 2011 nella Comunità Europea ne è stato proibito l’uso per i biberon di plastica (Direttiva 2011/8/EU), ma generazioni di neonati sono stati esposti. Riempiendo il biberon con latte caldo o scaldandolo a bagnomaria alcune molecole di BPA non polimerizzate venivano infatti rilasciate nel latte. Nel 2018 fu proibito per i contenitori di cibo per i bambini di età inferiore a tre anni. Un’esposizione significativa può venire dal rivestimento interno in plastica delle lattine per alimenti, ad esempio quelle del tonno in scatola, e dal consumo di bibite industriali. Chi ne consuma di più ne ha maggiori concentrazioni nelle urine, ma siamo tutti esposti. Oltre il 90 per cento della popolazione ha BPA nel corpo (nel sangue, nelle urine, nella saliva, nel cordone ombelicale, nel liquido amniotico, nella placenta). La concentrazione è maggiore nei bambini, intermedia negli adolescenti, minore negli adulti.







