Frizzanti, dolci, spesso associate a momenti di pausa o convivialità: le bibite gassate sono tra le bevande più consumate, soprattutto tra giovani e adulti. Eppure, dietro il loro gusto accattivante si nasconde un rischio sempre più documentato: un impatto diretto sulla salute del cuore. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno messo in relazione il consumo elevato di zuccheri, in particolare quelli contenuti nelle bevande zuccherate, con un aumento del rischio cardiovascolare. Il meccanismo è più complesso di quanto si possa immaginare e riguarda non solo il peso corporeo, ma anche il modo in cui il grasso si distribuisce nell’organismo.
Uno degli aspetti più preoccupanti è infatti l’accumulo di grasso viscerale, in particolare quello che si deposita attorno al cuore. Questo tipo di tessuto adiposo, a differenza di quello sottocutaneo, è metabolicamente attivo e può favorire infiammazione, alterazioni metaboliche e un aumento del rischio di malattie cardiache. Il nutrizionista biologo Fabio Gregu sottolinea che “Le bibite gassate sono bevande ultra-processate ricche di zuccheri semplici o edulcoranti, acidi e additivi. Favoriscono picchi glicemici, infiammazione e alterazioni del microbiota intestinale. Inoltre possono creare dipendenza, soprattutto nei più piccoli, abituando il palato a sapori estremamente dolci. Un consumo abituale è associato ad aumento di peso, resistenza insulinica e maggiore rischio metabolico. Basta pensare che una lattina può apportare fino a 30-35 g di zuccheri, pari a circa 120-140 kcal “vuote”, senza alcun valore nutrizionale. Il problema è la frequenza: consumate quotidianamente possono incidere significativamente sul bilancio calorico e favorire accumulo di grasso, soprattutto viscerale”.






