Ho cominciato a leggere con maggiore attenzione le etichette e scoperto che sotto alla dicitura «carboidrati» c’è la voce «di cui zuccheri»: questi comprendono quelli semplici come gli zuccheri naturalmente presenti, ad esempio, nel latte e nella frutta, o eventuali zuccheri aggiunti come saccarosio, sciroppo di glucosio, fruttosio e via discorrendo. Un cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 5 g: se un prodotto contiene 15 g di zuccheri per porzione è come assumerne tre cucchiaini da caffè. Secondo i LARN — i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia per la popolazione italiana — gli zuccheri totali giornalieri non dovrebbero superare il 15 per cento del fabbisogno energetico. Di questo 15 per cento quelli «aggiunti» dovrebbero essere limitati al 5-10 per cento. In virtù di ciò ho via via scelto conserve senza zuccheri aggiunti, pane integrale e cereali. E preferito lo yogurt bianco a quello con la frutta, limitando marmellate, salse e alimenti ultra-processati, i prodotti pronti industriali per intenderci. Ho privilegiato pasti completi cucinati in casa, con ingredienti freschi e naturali, a base di frutta e verdura di stagione, cercando di evitare i fuori-pasto dolci e orientandomi su spuntini con frutta secca, verdure crude o yogurt sempre bianchi.
Sette giorni senza zuccheri: dal mal di testa agli sbalzi d’umore, ecco come ha reagito il mio corpo. La sfida
È ovunque: nei dolci, certo, ma anche in tanti alimenti industriali insospettabili dove è impiegato come conservante, edulcorante, insaporitore, emulsionante. Dobbiamo esserne consapevoli perché un consumo eccessivo di zucchero può causare piccoli e grandi fastidi quotidiani. E il corpo, prima o poi, presenta il conto






