Si cambia. O almeno questa è l’idea. Perché il vero problema del Milan, il principale, il più grave, è proprio che le idee troppo spesso restano tali: molta teoria, poca pratica, molte parole, pochi risultati. Parti convinto di cambiare la storia del calcio con algoritmi, intelligenza artificiale e diavolerie simili, poi succede che finisci ottavo in classifica dietro squadre che hanno la metà del tuo monte ingaggi ma si affidano a dirigenti esperti, di campo, che conoscono gli uomini. Ritrovandoti a due partite dalla fine con la speranza di vincerle entrambe per qualificarti all’Europa League o in Conference. La verità è che lo sprofondo rossonero è iniziato l’estate scorsa, con la prima scelta sbagliata: Fonseca non era l’allenatore adatto, il resto è stato una conseguenza.