Se prima della “prima alla Scala” contro la Cremonese sembrava davvero un Milano diverso, ecco che ora emergono gli altarini di una filiera... improduttiva. Allegri chiede, Tare media, Furlani nega. L'inserimento del direttore sportivo, così, non è altro che un passacarte. Servire solo a fare da filtro tra il tecnico e l'amministratore delegato in modo che possa convivere. Ma non è vita, questa: è sopravvivenza. Che porta, se va bene, a un ottavo posto. La storia del lavoro di squadra è, appunto, una storia. Tappeto sotto al quale viene nascosta polvere (da sparo?).

L'allenatore propone nomi pronti all'uso, il ds prova a coniugare l'esigenza sportiva con quella finanziaria, l'amministratore delegato rende prioritaria l'esigenza finanziaria su quella sportiva. E l'ultima parola spetta (ancora) a lui. Quindi al «proviamo a prendere Vlahovic?» viene risposto «prendiamo Harder», senza alcuna via di mezzo. Intanto lo Sporting fa sapere che Harder non parte se prima non arriva un sostituto, così il Milan rimane appeso. Allora Moncada, spedito in Spagna a vedere qualche partita, propone Lukebakio del Siviglia. Qualche intermediario viene a sapere della situazione e butta lì Fabio Silva, già cercato dalla Roma.