Lo scambio è sul tavolo. E difficilmente il Capitano potrà tirarsi indietro, sebbene spetti a lui l’ultima parola. Dopo mesi di tira e molla, che datano dall’uscita di Vannacci dalla Lega, il 3 febbraio, i governatori del Nord, il doge Zaia, il capogruppo (in procinto di essere giubilato) dei senatori Romeo e il non meglio definito «popolo del Nord» hanno messo a punto una proposta che per Salvini significherebbe trasformare il partito di cui è padrone assoluto «Lega per Salvini premier» - uno slogan che risale a quasi dieci anni fa, ai tempi eroici del 34 per cento che consentiva al Matteo nazionale di autoproclamarsi capo del centrodestra e guidare la delegazione che andava al Quirinale per le consultazioni - in una federazione di tre Leghe, Nord, Centro e Sud, ciascuna con i suoi organi dirigenti e i suoi candidati per le prossime elezioni politiche. Quella del Nord sarebbe pronta a esordire - o a riesordire - a Pontida. Con la differenza che, mentre i candidati nordisti qualche possibilità concreta di rielezione ce l’hanno ancora, i centristi e i sudisti i seggi in Senato e alla Camera dovrebbero sudarseli, andando a raccogliere consensi e preferenze uno a uno in un territorio in cui la concorrenza degli altri partiti, alleati compresi, sarà più forte, e la competizione, con l’avvento della legge elettorale proporzionale, se sarà approvata, assai dura. Salvini, che anche ieri ha preso tempo, in questo quadro resterebbe segretario fino alle prossime elezioni. Dopo di che, anche se questa parte della proposta non è scritta, la leadership toccherebbe alla parte della federazione che avrà preso più voti. I «ribelli» nordisti, che hanno menato le danze fin qui, prenderebbero atto che non c’è uno di loro per ora che intenda candidarsi contro il Capitano. In altre parole che nessuno vuole trovarsi a gestire un risultato che per forza di cose, con Vannacci in continua crescita, sarà mediocre. E Salvini avrebbe da sei mesi a un anno, e forse qualcosa di più se le urne dovessero aprirsi alla scadenza naturale dei cinque anni, per riorganizzarsi e rilanciare se stesso. Il che, conoscendo le sette vite di cui ha saputo godere in tanti altri momenti di difficoltà, potrebbe perfino essere troppo, se il progetto finale dei suoi avversari interni è quello di liberarsene una volta e per tutte.

Candidare i governatori alle Politiche e ricucire con l'asse nordista. La strategia di Salvini prima di Pontida.

Oggi il vicepremier vede i governatori del Nord che chiedono un cambio di linea. Sul tavolo la scelta collegiale dei candidati