Non vede l’ora di «condividere» ma lo farà «da segretario». Matteo Salvini chiude la due giorni di kermesse della Lega a Roma con parole eloquenti. Ad uso e consumo della “fronda” interna al partito, i governatori del Nord arrivati nella Capitale per chiedere al leader un segnale. Una virata che porti via la Lega dalle secche dove la fotografano oggi i sondaggi mentre Vannacci sembra prendere il largo.

Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, il “Doge” Luca Zaia. Li incontra nel primo pomeriggio a casa sua, non lontano dalla convention all’ombra di Monte Mario. Le auto blu dei governatori partono all’ora di pranzo, sfrecciano nel traffico romano per seminare gli scooter dei cronisti con buona pace dei semafori rossi. Due ore di confronto schietto, franco producono il comunicato della tregua leghista. Sottoscrivono tutti e parlano di «clima di grande collaborazione». Non era il clima che si respirava alla vigilia. Con il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo che martella da settimane chiedendo una «svolta» e Fontana a dargli manforte.LA TRATTATIVA Da dove si riparte? Dalla «definizione di un manifesto programmatico, capace di raccogliere idee, priorità e proposte della Lega in vista delle future sfide» mettono a verbale Salvini e i colonnelli. Si rivedranno a stretto giro e contano di leggere sul “sacro prato” di Pontida, il 20 settembre, questo manifesto della rinascita e della riscossa leghista. È un inizio, ma non basta.La discussione a casa Salvini - presente la compagna Francesca Verdini, saluterà sull’uscio i suoi ospiti - è pacata ma franca, si diceva. Salvini rimbrotta Fontana. La difesa a spada tratta del “dissidente” Romeo, a cui il governatore lombardo dà un lungo abbraccio nel fugace incontro alle Officine Farneto, le uscite critiche di queste settimane rischiano di «dividere il partito» e «confondere i militanti» lamenta il segretario. Cartellino giallo, tendente all’arancione. Il confronto si infittisce davanti al caffè. Zaia, Fedriga e Fontana confessano al “Capitano” i dubbi e i timori sull’irresistibile ascesa elettorale di Vannacci. «Matteo, inseguirlo non ha senso, lui è all’opposizione e può dire quello che vuole, così vincerà sempre» lo ammoniscono. Spiegano che le battaglie del Nord non possono finire da parte. Di più: andranno avanti con il proposito di fondare un’associazione per il Nord, un pungolo per il partito. Salvini prende tempo, non è entusiasta ma studierà l’idea. Poi controreplica. È convinto che per sgonfiare il fenomeno Vannacci basta rivendicare «i risultati del governo», specie sul fronte della sicurezza. Inseguirlo non ha senso, concorda Salvini e suonano eloquenti le parole che poco dopo pronuncerà sul palco nell’intervento finale del convegno romano, intervistato da Francesco Giorgino, quando prende le distanze da «qualcuno» che vuole «rimettere in discussione» la legge sull’aborto. Quanto alla richiesta di una leadership collegiale avanzata dai governatori e Zaia, non cade a vuoto. Salvini valuta l’istituzione di una “segreteria politica” ad hoc che imbarchi i presidenti di Regione e il “Doge”. «Coinvolgerò tutti, sì, ma senza tornare a formule del passato» spiega sul palco.Vuole «in prima linea» i governatori durante la campagna elettorale. Non è un modo di dire. Quando sarà il momento chiederà loro di correre come capolista nelle rispettive circoscrizioni. Gli hanno detto no una volta, alle Europee di due anni fa, quando dovette schierare l’ex parà del Mondo al Contrario per fare incetta di preferenze. Ora vuole un segnale concreto. Per la serie: remi in mare. «È andata bene? Sì» commenta veloce Salvini mentre scivola a grandi falcate verso il palco. Circa trecento persone sedute, altre in piedi tutte intorno. In regia Claudio Durigon, braccio destro del segretario, sfilano con lui i big del partito, da Armando Siri a Federico Freni passando per Molinari, Toccalini, Crippa.VERSO PONTIDA Una “pre-Pontida” formato ridotto, tutta incentrata sulla sicurezza e l’economia in vista del grande raduno leghista, quest’anno aperto dal ricordo del Senatùr Umberto Bossi. La tregua è siglata con il caffè chez Salvini. Sarà il tempo a dire se si tratta di una tregua armata. Intanto i governatori sottoscrivono e non sfidano il segretario. Che tale resta, «me l’hanno chiesto i militanti» dice in chiusura e la platea irrompe in un applauso. Rimane il rebus Romeo da sciogliere. Il suo incarico al Senato balla. «Capogruppo o no continuerò il mio impegno per il rinnovamento, serve un segnale forte alla base e agli elettori» avvisa arrivando alle Officine Farneto con un sorriso a trentadue denti, «mi sono imbucato con amici del Sud...». Prima di Pontida niente scossoni, è il mantra di Salvini. Ma i conti in sospeso saranno regolati.