di Katia Impellittiere *
È uno strano fenomeno politico quello rappresentato dalla caccia. Pratica sempre meno praticata alla luce della costante flessione delle licenze, riesce a ottenere attenzione e regali inversamente proporzionali alle sue dimensioni. È sempre successo: l’attenzione è stata garantita nei decenni da quasi tutte le forze politiche con l’eccezione (non sempre) della sinistra più radicale, del Movimento 5 Stelle e dei Verdi. Ma il grande salto di qualità, con la cancellazione di ogni progresso fatto nei decenni nel campo della protezione della fauna selvatica, le associazioni venatorie lo hanno fatto col governo Meloni. Con questa squadra hanno potuto davvero festeggiare; non solo nel Natale dell’europarlamentare e produttore di cartucce Pietro Fiocchi, il quale ha fatto affiggere manifesti stradali che lo hanno immortalato davanti a un albero addobbato di bossoli.
Certo, Fiocchi è uno di quelli che festeggia di più, visto che governo e Regioni hanno dribblato il regolamento europeo regalando lunga vita alle munizioni al piombo e con lui tutti i produttori di armi da caccia, voce ricca dell’industria nazionale. È da questo mondo industriale, non solo da oggi ma soprattutto da oggi rappresentato direttamente in politica, che arriva una spinta importante a proteggere una specie in declino, quella dei cacciatori appunto. Ma anche se si tratta di una lobby potente, non si spiega l’ascendente politico.






