Non entro ovviamente sul piano tecnico della testé avviata “riforma sanitaria” (essendo io solo un utente), definita dai proponenti “autonomia differenziata”: un cambiamento che porterà allo smembramento a livello regionale di tutta l’organizzazione sanitaria nazionale, con la conseguenza inevitabile (anche se disponesse di sufficienti fondi) di produrre enormi differenze nei tempi e nella qualità delle cure offerte e probabili ignominiosi risultati discriminatori anche nell’efficacia del servizio offerto, già inadeguato ora che viene svolto col proposito di essere uguale per tutti a livello nazionale.

Di tutto questo ho già scritto circa un anno fa, sbagliando solo la tempistica, perché francamente, ancora adesso ritengo impossibile che una come la “Giorgia” nazionale, assurta con una abilità comunicativa di livello stellare al gradino esecutivo più alto d’Italia, si vada ad infilare in un cul de sac così buio e stretto come quello che gli si para davanti adesso che le tattiche temporeggiatrici avviate al tempo degli accordi elettorali sono arrivate al termine. Per quanto l’abilità seduttiva e produttiva della Meloni possa essere comparata con quella “micidiale” della Maga Circe, non credo che lei possa ancora sperare di prolungare a lungo la sfida col Calderoli, ora padre padrone dell’autonomia differenziata ma che nel recente passato ha fatto conoscere tutta la sua arte strategica mettendo la sua firma nelle varie versioni della legge elettorale meglio conosciuta come “Porcellum”.