Alla faccia del duro contrasto alle frodi carosello grazie alla norma contro le partite Iva apri e chiudi. E della narrazione secondo cui il governo Meloni non avrebbe varato condoni ma solo misure “vantaggiose per lo Stato”. Ora c’è la controprova che, con la quarta edizione della rottamazione prevista dalla manovra per il 2023, l’esecutivo ha offerto un prezioso cadeau a chi ha frodato il fisco attraverso fatture per operazioni inesistenti. A beneficiarne è stata, di recente, una società che aveva utilizzato quell’artificio per scalare dall’imponibile 4 milioni di euro facendo figurare a bilancio costi fittizi. Come ha raccontato la rivista online FiscoEquo, a fronte di una contestazione dell’Agenzia delle Entrate che li aveva multati per 1 milione di euro i titolari hanno impugnato e, arrivati alla Corte di Giustizia tributaria di secondo grado, ne sono usciti pagando quasi nulla. Nonostante, tra l’altro, avessero perso in primo grado.
Il caso, certo non isolato, dimostra come l’ennesima rateizzazione – censurata dalla Corte dei Conti come le precedenti – sia tutt’altro che un buon modo per far recuperare risorse all’erario. Al contrario, in generale lo Stato ci perde e in alcune situazioni finisce per concedere un condono tombale agli evasori che, scoperti, se la cavano pagando pochi spiccioli.
