di Davide Gatto
Uno dei pericoli più insidiosi viene alla democrazia dalla sua retorica di utopia realizzata: il potere appartiene davvero al popolo, che sceglie chi pro tempore sarà incaricato di governare la cosa pubblica, il riconoscimento di diritti umani inviolabili e l’assoggettamento di ciascuno alle medesime leggi garantisce l’uguaglianza effettiva dei cittadini, l’informazione e il pensiero sono liberi.
Questa autocelebrazione – difficile dire quanto spontanea e quanto invece indotta a scopo manipolatorio – è insidiosa perché trasforma la vita vera in un fermo immagine gratificante, come fosse la bianca distesa di un fiume ghiacciato che i pattinatori si godono beati a qualche centimetro dalle acque che sotto scorrono nere e vorticose.
Ripetere fino all’autoconvincimento e al conseguente immobilismo compiaciuto quanto è bello e quanto è giusto l’ordine politico in cui viviamo è come una specie di liturgia apotropaica che trova la sua manifestazione più evidente nelle giornate istituzionali di commemorazione civile, quando per esempio il ricordo dell’Italia finalmente unita nasconde la realtà dei divari territoriali, o quando le feste per la Liberazione e per la costituzione del nostro Paese in Repubblica oscurano per un giorno i rigurgiti di fascismo e le nostalgie dell’uomo solo al comando, o ancora quando la memoria del genocidio perpetrato ai danni degli ebrei cancella dalla vista i tanti genocidi che oggi sotto i nostri occhi vengono tentati, quando non scientemente perseguiti.








