È giusto che il Giorno della Memoria sia dedicato interamente alla riflessione sull’Olocausto. Fermo restando che non tocca né a un governo né a un partito né a un’associazione stabilire se e quando dei cittadini decidano di manifestare seguendo il dettato costituzionale.

Manifestazione pro Palestina, la circolare Pubblica sicurezza: “Autorizzate, ma rinviare a un altro giorno. Rischio di azioni lesive”

La riflessione sulla Shoah è tanto più essenziale in quanto l’evento si sta allontanando dalla consapevolezza delle generazioni più giovani, con il rischio che si perda la comprensione della sua unicità. Il monito che proviene dal suo carattere speciale, che ne fa un segnale di allarme per il futuro, per ogni situazione in cui ci sia il pericolo che si affermino ideologie suprematiste.

Perché la persecuzione violenta degli ebrei sotto il regime nazista e dei suoi vassalli, il fascismo in primis, persecuzione che culminò con la soppressione programmata di milioni di uomini, donne, anziani e bambini innocenti, non fu l’effetto di un conflitto tra etnie o fazioni politiche, l’effetto di una secessione o di uno scontro tra stati. No. Fu provocato da una pura negazione ideologica dell’ “altro”. La pura volontà di sopprimere l’ “altro”. E’ questo il segno della sua assoluta malvagità. Su cui riflettere e non smettere di studiare. Il pensiero cristiano lo chiama mysterium iniquitatis, il mistero della malvagità. Ma anche il pensiero laico si interroga da secoli sulle radici della bestialità umana, una cieca volontà distruttiva che alle bestie non appartiene.