Alla mostra del Cinema di Venezia il documentario Naza dei registi israeliani Rachel Szor e Yuval Abraham ha vinto il Premio speciale della giuria. La parola “Naza” è un acronimo militare: in ebraico significa nezek agavi, ossia “danno collaterale”. È un termine che l’esercito israeliano usa per indicare i palestinesi che ritene accettabile uccidere pur di eliminare un miliziano di Hamas: più il miliziano è importante, più alto sarà il “danno collaterale” previsto, ossia il numero di civili che l’esercito stima possano essere uccisi. Il numero rimane interno all’esercito e non corrisponde necessariamente al numero effettivo di persone uccise, che possono essere di più o di meno.

Il documentario è basato su interviste a 24 funzionari militari e membri dell’intelligence israeliana, rimasti anonimi, e sul materiale raccolto in varie inchieste scritte da Abraham e pubblicate sulla rivista israelo-palestinese +972Mag. Mostra come l’esercito israeliano selezioni gli obiettivi da colpire nella Striscia di Gaza e stimi in anticipo quanti civili potrebbero essere uccisi negli attacchi.

L’esercito israeliano ha negato l’esistenza di questa sorta di coefficiente, di cui però hanno parlato decine di fonti militari e di intelligence rimaste anonime e intervistate dai due registi.