Una sola donna in concorso? E lei vince il Leone d'oro. No, May El-Toukhy non ha vinto solo "perché è donna": ha ragione Maggie Gyllenhaal a dirsi stufa di dover sempre affrontare l'argomento in questi termini, offensivi per l'artista in questione e per tutte le artiste in generale. Già c'era una sola regista ammessa nel concorso ufficiale dell'83ª Mostra del Cinema di Venezia, doversi addirittura giustificare perché sia stata ritenuta degna del Leone d'oro, non da una sola persona, ma da un'intera giuria, risulta davvero eccessivo. C'è chi lamenta che sia raro assegnare due premi alla stessa opera. Gyllenhaal ha dovuto spiegare che il secondo premio è stato deciso all'unanimità: la Coppa Volpi alla protagonista Mathilde Arcel.

La qualità del film Guardando oltre le polemiche e andando dritti a ciò che conta, cioè all'effettiva qualità del film, Woman Unknown, che nei cinema italiani verrà distribuito da Lucky Red, è un'opera solida incentrata su un personaggio femminile difficile da dimenticare. Marie è sì una domestica, ma è anche una donna che cela un segreto in un periodo storico in cui i segreti potevano essere fatali. Siamo nel dopoguerra, in Danimarca la Resistenza cerca e perseguita chiunque abbia collaborato con i nazisti. Con le donne e i loro corpi la punizione è ferocemente esemplare e avviene in pubblica piazza, come mostra una delle scene più cruente e memorabili del film. Una donna viene linciata, insultata, spogliata, rasata finché il sangue non cola sulla fronte: una violenza pubblica e collettiva che culmina con un marchio rosso con la svastica. La guerra, come la regista ha ricordato, si combatte sul corpo delle donne. Ed è proprio il corpo della protagonista in primo piano, ora dolorante dal ginecologo, ora disteso in camera da letto con il futuro marito, ora barattato in cambio del silenzio. Un silenzio per poter ricostruire una vita nuova, perché tutti hanno diritto a una seconda possibilità. L'ansia di arrivare a vivere un momento di pace, un abito da sposa che attende nell'armadio, il fine che giustifica i mezzi: tutto questo racconta Woman Unknown, che ha per protagonista tutt'altro che un'eroina. Marie è una donna che mente, che sbaglia, che strappa a una bambina la foto di sua madre, che è pronta a denunciare un'altra donna pur di salvarsi. È parte di un'umanità costretta a fare di tutto pur di sopravvivere: May El-Toukhy non giustifica, ma comprende, racconta l'umanità e la paura e ci permette di empatizzare, di capire, di sentire. È un film potente che mira a raccontare le aporie di un momento storico fatto di disumanità e sospetti reciproci, ma anche a far luce sulle "sconosciute", le donne invisibili, domestiche, bambinaie, donne della porta accanto, che in silenzio, ognuna nel suo piccolo, hanno attraversato la Storia.