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Stefania Ulivi, inviata a Venezia

L'attrice: «Discussioni complesse, ma sono stanca di parlare di questioni di genere. Vorrei celebrare un film importante»

«Ho un solo voto come tutti, le decisioni richiedevano tante discussioni, sono state complesse». Solo per uno dei premi attribuiti dalla giuria di Venezia, la presidente Maggie Gyllenhaal ha parlato apertamente di unanimità: quello per la miglior attrice. «Si possono dare due premi a un vincitore del Leone d’oro se il secondo che si vuole dare è all’unanimità. E Mathilde Arcel di "Woman Unknown" ci ha davvero stupito. Siamo stati tutti d’accordo con l’idea di premiarla».Lascia intuire che la discussione sul Leone d’oro è stata più accesa, anche se rigetta l’idea che consegnarlo a May el-Toukhy sia stato un atto politico, o frutto di un favoritismo. «Sono un po’stanca di parlare di questioni di genere. Ci sono tanti film di registe che non mi sono piaciuti, altri li ho addirittura odiati. Vorrei solo celebrare un film importante, quasi un raggio laser e giudicarlo per il suo valore».

Di certo i giurati — Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To — hanno discusso molto sui cinque titoli italiani in gara. Senza che Cassetti, professore a Yale, sia riuscito a fare breccia nei colleghi. «Il cinema italiano non è stato tralasciato, è entrato costantemente nelle nostre discussioni. E in qualche battaglia. La selezione era importante, con una tendenza emergente. Qualche volta il cinema italiano merita un minuto in più di considerazione, perché certe cose non sono evidenti, oppure anche culturalmente sono compresse e limitate. Ho anche annoiato i miei compagni di giuria per cercare di fare capire certe cose che un italiano capisce e un pubblico internazionale meno».