di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dopo lo stop all’area a caldo, ripartono i licenziamenti nell’indotto. Le incognite sulla gara, le bramme importate e il piano per i forni elettrici
La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’11 settembre lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, respingendo la richiesta di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Gli impianti dovranno essere fermati entro il 28 ottobre e potranno ripartire soltanto dopo la completa rimozione dell’amianto e l’adozione delle misure necessarie a ricondurre le emissioni di polveri sottili entro livelli considerati sicuri.
La prima conseguenza della decisione è arrivata nel giro di poche ore. Nel pomeriggio, l’Aigi ha comunicato ai sindacati che le imprese associate dell’indotto intendono «riprendere sin da subito» le procedure di licenziamento collettivo per circa 2.500 lavoratori, avviate nei giorni scorsi e temporaneamente sospese su richiesta del governo proprio in attesa del pronunciamento dei giudici. La tregua, dunque, è già finita.











