«I funghi sono una passione molto strana, chi si lancia in questa ricerca ne diventa totalmente dipendente, perde la testa». Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso alpino del Piemonte, non ha dubbi: i cercatori di funghi, per lui, «sono un po’ matti». O perlomeno, poco prudenti. Ma ha più di una buona ragione per dirlo. Per l’esattezza, ne ha dieci: questo il numero dei soccorsi a fungaioli che hanno visto impegnata la sua squadra in meno di tre giorni, un’emergenza che purtroppo ha registrato anche tre vittime. In questa seconda settimana di settembre, le precipitazioni hanno infatti finalmente bagnato un Piemonte stremato dalla siccità. E con l'arrivo dell'acqua, i boschi si sono popolati di porcini.

La caccia è aperta: il primo fungo della stagione vede la luce e c’è già un bulaiur pronto a raccoglierlo. Ci si inerpica per i boschi e le esplorazioni raggiungono le zone più impervie, soprattutto nella zona dell’Ossola. Ma basta niente per mettere un piede nel modo sbagliato.

I pericoli del terreno «Il terreno, reso arido da mesi di siccità – spiega Giaj Arcota - appena si bagna diventa scivoloso come una pista di pattinaggio, perché l’acqua non penetra completamente. La caduta è sempre in agguato». Un pericolo soprattutto per i cercatori più anziani, complice anche – paradossalmente – la grande esperienza accumulata negli anni: «L’abitudine uccide più di qualsiasi cosa – dice Giaj Arcota – i bulaiur più attempati dicono “Ma io in quel posto ci vado da trent’anni”. Poi basta la minima distrazione perché il bosco che ami e conosci ti tradisca». Il problema dei social Ci si immagina anziani col bastone che vagano tra gli alberi. Ma non solo loro: ormai la ricerca dei funghi fa gola a tutti, alimentata anche dai social. Non è raro trovare reel su Instagram che consigliano «I 3 posti migliori dove cercare funghi in Piemonte» oppure «Qui trovi i porcini più grandi». «Tutti prendono e vanno – sottolinea Giaj Arcota – poi arrivi sul posto e trovi più persone che funghi. Gente che non conosce la zona e non è equipaggiata, e così i rischi si moltiplicano». Ricerche notturne Il primo pericolo è la gelosia dei fungaioli. È molto comune, infatti, non rivelare le proprie zone preferite e partire alla ricerca da soli. Così, quando non si torna più a casa, le operazioni di ricerca si fanno più complicate. «L’ultima moda, poi, è cercarli di notte», aggiunge il presidente del Soccorso alpino. «Si dice che puntando la torcia nel buio – prosegue - i funghi bagnati dall'umidità notturna riflettano la luce e brillino, diventando così più facili da individuare. Ma camminare di notte in un bosco non è mai una buona idea». Cosa fare, quindi, per evitare incidenti senza privarsi di questi ambiti frutti della terra? «Prima di tutto, basta segreti – evidenzia Giaj Arcota –: bisogna dire sempre dove si va. Poi serve un abbigliamento adeguato, a cominciare da scarponi alti per terreni scoscesi e umidi. Niente mimetismi, giacche dai toni marroni o verde militare per nascondersi dai rivali: meglio un gilet giallo o arancione, come quello dei cacciatori, per farsi individuare facilmente dai soccorritori». Il problema principale per il Soccorso alpino, infatti, è cercare qualcuno a cui non prende il telefono e che è pure mimetizzato con il fogliame. «Perdiamo le prime ore, che sono quelle decisive – sottolinea Giaj Acorta - e siamo costretti a partire dall'auto parcheggiata o dall'ultimo avvistamento». Cruciale anche la scelta della zona: mai rischiare vicino ai dirupi o addentrarsi nei boschi verticali. «So che va contro la logica del cercatore – conclude Giaj Arcota – convinto che i bottini migliori si nascondano nei punti più impervi, dove non va nessuno. Ma serve buon senso: la vita vale molto più del fungo più prezioso».