Il Senato boccia l’emendamento Pd senza listino bloccato, poi la maggioranza regge e approva il proprio. La Meloni esulta: «Gli elettori potranno scegliere dopo 35 anni. La sinistra sul tema non è più credibile».
La bocciatura dell’emendamento del Pd in Senato
Te le do io le preferenze! Dopo un paio di giorni di tensione più scenica che reale, alla fine il subemendamento che prevedeva l’elezione dei parlamentari con un sistema basato sulle preferenze pure, presentato dal senatore del Pd Dario Parrini, è stato bocciato ieri dall’aula di Palazzo Madama con 99 voti contrari e 68 favorevoli.
Risultato più che atteso, contrariamente all’allarmismo di alcuni opinionisti e retroscenisti: è vero che alla Camera Fdi aveva votato un emendamento dello stesso contenuto presentato da Futuro nazionale, ma è vero pure che la scelta era stata presa perché si sapeva già che la proposta sarebbe stata bocciata, come poi è accaduto, per il voto contrario di Lega, Forza Italia e centrosinistra.
«Se le sinistre avessero voluto le preferenze totali», sintetizza su Rete4 il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «alla Camera c’è stato un emendamento. Fratelli d’Italia l’ha votato, l’ha votato anche Futuro nazionale, e loro non l’hanno votato. Anzi, hanno applaudito alla bocciatura delle preferenze».










