Napoli, 11 settembre 20026 – Un cuore artificiale avrebbe salvato il piccolo Domenico Caliendo, mantenendolo in vita fino al ritrapianto di un nuovo organo sano. È quanto emerge dalla super perizia di 553 pagine stilata da tre esperti nominati dal tribunale di Napoli per valutare il decesso del bimbo di 2 anni e mezzo morto il 22 febbraio scorso all’ospedale Monaldi dopo il trapianto di un “cuore bruciato” dal ghiaccio.

Secondo i tre professori nominati dal gip Mariano Sorrentino – Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini – il dispositivo meccanico di assistenza ventricolare (Berlin Heart Excor) avrebbe mantenuto il bambino in “condizioni idonee a renderlo candidabile all'intervento chirurgico di ritrapianto". Invece, dopo il primo trapianto Domenico è stato attacco all’Ecmo “oltre il lasso temporale consigliato”, portando “inevitabilmente” a complicanze tali da arrivare alla morte. Il trapianto è stato eseguito il 23 dicembre 2025, ma il cuore è arrivato da Bolzano danneggiato dal ghiaccio secco e il bimbo è deceduto dopo due mesi di agonia.

La mamma: “Da mesi sosteniamo che si poteva salvare. È stata una catena di errori”

"Sono cose che sosteniamo da mesi, oggi abbiamo questa maxi perizia che lo conferma. È un misto di rabbia e dolore". Sono le parole con cui Patrizia Mercolino, la madre del piccolo Domenico, ha commentato la super perizia in un’intervista in diretta a Ore 14 su Rai 2 condotto da Salvo Sottile.