Il contenitore termico di vecchio tipo per trasportare il cuore da Bolzano a Napoli, la strumentazione utilizzata e il tempo perso. Cosa dicono i periti incaricati dal gip napoletano sul caso del piccolo Domenico Caliendo, morto il 23 dicembre 2025 dopo il trapianto falito al Monaldi
La maxi perizia disposta dal gip di Napoli Mariano Sorrentino individua con chiarezza il nodo che ha compromesso le possibilità di sopravvivenza di Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto di cuore eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. Secondo la ricostruzione riportata da Il Mattino sulle quasi 600 pagine di perizia, i tre consulenti nominati dalla Procura Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, sostengono che collegare il piccolo paziente all’ecmo invece che al cuore artificiale Berlin Heart ha rappresentato la criticità decisiva.
Cosa non ha funzionato nel trasporto del cuore da Bolzano
I periti concentrano parte dei rilievi sulla fase precedente al trapianto, quella del trasferimento dell’organo donato da Bolzano a Napoli. Viene contestata anzitutto la scelta di usare un contenitore di vecchio tipo, anziché uno di nuova generazione, per il corredo di materiali destinato al prelievo. Le responsabilità più pesanti però ricadono sulla capo reparto dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, insieme a un’infermiera e a un’operatrice sociosanitaria, per la fornitura di ghiaccio secco che avrebbe danneggiato irrimediabilmente il cuore donato. Un rilievo riguarda anche la chirurga Gabriella Farina, che avrebbe dovuto controllare il contenitore e la quantità di ghiaccio secco ricevuti durante il trasporto.











