Prosegue le indiscrezioni relative all’indagine per fare chiarezza sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. Secondo quanto sarebbe emerso da una presunta relazione dei periti del collegio nominati dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio, la scelta di utilizzare un cuore artificiale extracorporeo, il cosiddetto Berlin Heart, avrebbe potuto rendere possibile un secondo trapianto. “La conclusione dei periti di fatto smentisce e riconosce l’assenza di ogni profilo di censure in ordine all’intervento operatorio eseguito il 23 di dicembre”, le parole degli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, legali del cardiochirurgo Guido Oppido.
Bimbo con il cuore bruciato, la perizia
Il dubbio sull'Ecmo
Il nodo del ghiaccio secco
Bimbo con il cuore bruciato, la periziaLe indiscrezioni su un possibile cuore artificiale sono state riportate dal Corriere della Sera.Secondo quanto emergerebbe dalla perizia, il cardiochirurgo Guido Oppido “avrebbe potuto anticipare la cardiectomia per ragioni tecniche legate al tempo di ischemia”.ANSAQuesto significa che per i periti il collegamento al Berlin Heart entro 72 ore avrebbe consentito di mantenere Domenico in condizioni compatibili con un nuovo trapianto.Secondo quanto riferito dal legale della famiglia di Domenico Caliendo, l’avvocato Francesco Petruzzi, la possibilità di successo di un secondo trapianto sarebbe stata superiore al 70%.Il dubbio sull’EcmoDopo l’intervento, Domenico Caliendo è stato collegato a un macchinario Ecmo per la circolazione extracorporea.












