di

Dario Sautto

Due udienze oggi a Napoli nell'ambito del procedimento penale per la morte del bambino dopo il trapianto di cuore fallito. Incidente probatorio rinviato. La relazione del collegio nominato dal gip "scagiona" il chirurgo sotto accusa. Ma il legale della famiglia Caliendo: con il Berlin heart si poteva salvare

Guido Oppido poteva anticipare la cardiectomia sul piccolo Domenico Caliendo per le ragioni tecniche inerenti al tempo di ischemia, ma la scelta di un cuore artificiale (il Berlin heart) avrebbe reso possibile un secondo trapianto. Sono queste le conclusioni a cui è giunta la perizia del collegio, composto dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorin, nominato dal gip del tribunale di Napoli Mariano Sorrentino nell'ambito dell'incidente probatorio per stabilire le cause della morte del bambino e le eventuali responsabilità mediche. Caliendo è il piccolo di due anni e mezzo morto il 21 febbraio scorso dopo essere stato sottoposto ad un trapianto di cuore il 23 dicembre, intervento fallito poiché il cuore giunse nella sala operatoria dell'ospedale Monaldi di Napoli ormai congelato.

La difesa del chirurgo: assenza di ogni profilo di censure«La conclusione dei periti di fatto smentisce e riconosce l'assenza di ogni profilo di censure in ordine all'intervento operatorio eseguito il 23 di dicembre», commentano gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, legali del cardiochirurgo Guido Oppido. «Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il "cuore artificiale extracorporeo", Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%, scrivono i periti del gip nella loro relazione, per questo chiedo che la Procura valuti l'ipotesi di contestare l'omicidio volontario al posto del colposo», dichiara l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. La discussione dell'incidente probatorio è stata rinviata al 12 e 13 novembre prossimi.