Il film di Ilya Khrzhanovsky, frutto di un esperimento ventennale, è un'​esperienza visiva come poche nella storia del cinema, per come riesce a trascinare lo spettatore in un altro spazio-tempo – una Russia brulicante, dal 1928 al 1968 –, anche se poi si impantana in una lunga seconda parte eccessivamente statica e cupa

Non pensavo che avrei mai potuto vivere nell’Unione Sovietica di cent’anni fa. Invece è successo, non attraverso una macchina del tempo o un visore 3D, ma grazie a un vaporetto per il Lido di Venezia. Il film più folgorante della Mostra 2026 è un’esperienza visiva come poche nella storia del cinema, per come riesce a trascinare lo spettatore in un altro spazio-tempo – una Russia brulicante, dal 1928 al 1968 –, anche se poi si impantana in una lunga seconda parte (in totale sono tre ore e mezza) eccessivamente statica e cupa.