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Dietro il film DAU del regista russo Ilya Khrzhanovsky, presentato in questi giorni a Venezia, c’è un esperimento mai tentato prima e con una storia ai limiti dell’assurdo. Per raccontare la vita del fisico sovietico Lev Landau, che ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo della bomba atomica russa e vinse il premio Nobel nel 1962, Khrzhanovsky ha infatti ricostruito intere parti di città degli anni Venti del Novecento, e messo in piedi una versione realistica e funzionante del centro di ricerche in cui visse e lavorò Landau.

Per popolarlo ha selezionato 300 comparse senza esperienza nella recitazione, pagate per vivere e lavorare come nell’Unione Sovietica. L’esperimento è durato tre anni, dal 2009 al 2011, in cui il centro ha funzionato tutti i giorni. Uno dei più folli progetti cinematografici e artistici dei nostri anni.

Del Progetto DAU si parla da vent’anni, ma come fossero andate realmente le cose è rimasto un mistero fino a quando nel 2020 sono usciti tutti insieme 13 film realizzati con le riprese fatte in quel periodo. Nessuno di questi parlava di Landau. Il film in concorso ora a Venezia è un quattordicesimo film, di 195 minuti, che è effettivamente la biografia di Landau dal 1928 al 1968.