di
Chiara Maffioletti
Il film intreccia come in un incubo lungo quattro decenni schegge di orrore di un’epoca violenta, i pensieri più profondi di una mente brillante e le pulsioni che la portano a cercare di liberarsi da un destino che sembra inevitabile
Un cappotto rosso si muove solitario in un universo grigio e desolato come quello dell’Unione Sovietica. Lo indossa un brillante fisico di origini greche, Dau, protagonista dell’omonimo, imponente film a cui ha lavorato per vent’anni Ilya Khrzhanovsky, presentato ieri in concorso alla Mostra. Il film intreccia come in un incubo lungo quattro decenni schegge di orrore di un’epoca violenta, i pensieri più profondi di una mente brillante e le pulsioni che la portano a liberarsi — anche attraverso una sessualità sempre più senza controllo, mostrata esplicitamente nel film — quando invece la società in cui vive la vorrebbe rinchiudere. Il dilemma tra fisica e etica diventa sostanza quando lo scienziato interpretato da Teodor Currentzis viene obbligato a lavorare al servizio dello Stato per la costruzione della bomba sovietica.
Non c’è scampo, è costretto a muoversi in quel pantano nonostante non voglia, nonostante i suoi ideali lo dilanino dentro. Ispirato ai fisici che davvero lavorarono alla costruzione di questo ordigno, il film e la sua partecipazione a Venezia erano stati contestati dal governo ucraino, che lo aveva bollato come «strumento di propaganda filorussa». Immediatamente dopo Barbera aveva parlato di «manipolazione della realtà» e ieri il regista — da sempre critico verso Putin e che nel 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa — ha chiarito nuovamente il suo punto di vista, senza girarci attorno: «La mia posizione rispetto al conflitto russo-ucraino è sempre stata molto chiara, da ancor prima dello scoppio della guerra, ancor prima dell’invasione del 2022, dalla guerra del Donbass». Ed eccola: «L’Ucraina si trova in una terribile e sanguinosa guerra, che dura da più di 4 anni. Penso che sopravvivrà, rimarrà forte e preserverà la sua indipendenza e avrà un futuro migliore. Ma al momento, la tensione è talmente alta che l’unica cosa che posso augurarle è la pace e che il governo ucraino abbia il successo più ampio possibile. Che salvi il Paese e vinca questa guerra».










