C’è stato un tempo in cui Emma Bonino ha abitato in un appartamento di Trastevere su più piani, tre almeno, collegati da una scala interna. Non il massimo della comodità; e già Trastevere non era più quella di un tempo. Fatto è che individua un arioso appartamento dalle parti di Campo de’ Fiori e si trasferisce.
Con Emma ho condiviso una lunga militanza nel Partito Radicale, che risale fin dagli anni ’70; ma vuoi per caratteri diversi, vuoi per interessi differenti, vuoi per le circostanze della vita, anche se per anni si è respirata la stessa aria, frequentato le stesse stanze, vissuto con le stesse persone, non c’è mai stata particolare confidenza. Però una domenica mattina arriva una telefonata. Emma cambia casa, e ogni cambio di casa comporta una selezione di "oggetti". Tra le cose che a casa Bonino hanno fatto il loro tempo, alcune collezioni di riviste (in quegli anni si facevano) che le venivano inviate in omaggio, alcune ancora nel loro cellophane. “Interessa o cassonetto?”, la domanda secca. “Interessa. Il tempo di arrivare e trovare un parcheggio…”.
Così tra un cartone e l’altro, si chiacchiera; niente che meriti di essere tramandato o semplicemente conosciuto, ma una sì, aiuta a capire il personaggio: il discorso cade su Marco Pannella, parole che dicono anche di Emma: “È l’uomo più disinteressato, generoso e coraggioso che io conosco. A volte si litiga, ognuno reagisce a modo suo. Marco non le manda a dire, urla, strepita. Io al contrario preferisco tacere… Le persone a cui devo di più sono mia madre e Marco. Mi ha insegnato a fare e pagare in prima persona le cose che si suggeriscono agli altri”.










