| 11 Settembre 2026 14:04 |
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(Adnkronos) –
Marco Pannella ed Emma Bonino sono stati una delle coppie politiche più singolari della prima e seconda Repubblica. Uniti da un’idea radicale della libertà e della democrazia, erano però diversissimi per carattere, linguaggio, stile e persino fisico. Pannella, alto circa un metro e novanta, poteva arrivare a pesare oltre cento chili; Bonino, un metro e sessanta per una cinquantina di chili, sembrava appartenere a un’altra specie politica. Lui barocco, fluviale, capace di interminabili monologhi e improvvise digressioni. Lei concreta, asciutta, concisa, abituata a trasformare una battaglia politica in una frase essenziale. Eppure proprio quell’apparente incompatibilità produsse per decenni una formidabile coppia di combattenti.
Pannella aveva cominciato giovanissimo: nel 1945, appena quindicenne, aveva preso la tessera del Partito liberale. La sua sarebbe stata una militanza politica lunghissima, fatta di campagne referendarie, provocazioni, ostruzionismo parlamentare, scioperi della fame e della sete, iniziative nonviolente e una capacità quasi inesauribile di occupare lo spazio pubblico. Bonino arrivò alla politica radicale più tardi. Nel 1975, a 28 anni, si autodenunciò per aver praticato un aborto clandestino, trasformando la propria vicenda personale in una battaglia politica per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. Poco dopo arrivò l’arresto. Nel 1976 entrò alla Camera insieme a Pannella, Adele Faccio e altri esponenti radicali. Era l’inizio di un sodalizio destinato a durare quasi quarant’anni.











